Breve storia della “FERRANIA”

di Carlo Tagliafico.

Alla memoria di mio padre

Dr. Giovanni Battista Tagliafico (1926-2015)

Chimico a Ferrania dal 1952 al 1985.

I luoghi e l’origine del nome

L’essenziale della storia della nostra industria si svolge in Liguria, provincia di Savona, comune di Cairo Montenotte, appena al di là del crinale che separa le acque liguri da quelle padane e vicinissimo al passo di Cadibona, punto di congiunzione tra Alpi e Appennini. Boschi e campi erano popolati da secoli (il paese di Ferrania è sorto intorno ad un’abbazia già esistente nel 1097); i primi insediamenti siderurgici diedero il nome alla località.

Gli insediamenti industriali della I guerra mondiale

Nel 1915 esigenze di forniture belliche fecero sì che la S.I.P.E. (Società Italiana Prodotti Esplosivi), attiva dal 1882 con sede nella vicina Cengio, si trovasse nella necessità di produrre un esplosivo a base di nitrocellulosa. Come sito venne individuata un’ampia zona circa 1 km a sud-ovest del borgo di Ferrania, ove vennero in breve costruiti gli stabilimenti necessari; per il trasporto delle materie prime e dei prodotti essi usufruirono della linea ferroviaria Savona – Torino, da pochissimo elettrificata.

Gli stabilimenti Ferrania. Cartolina reperita in rete. Fonte gargagnamfilm.

La nascita dell’industria fotografica.  Le pellicole da film e il cinema italiano.

Il problema della riconversione post-bellica fu brillantemente risolto utilizzando la nitrocellulosa per la produzione di pellicola, della quale, insieme alla canfora come plastificante, costituiva al tempo un accettabile supporto (a parte l’infiammabilità) sul quale stendere l’emulsione sensibile. Già nel 1917 venne concluso un accordo con la Pathé Frères, affermata casa cinematografica francese, per la fondazione della Fabbrica Italiana Lamine Milano (in sigla FILM) con stabilimenti a Ferrania e sede sociale nella metropoli lombarda. Riconvertiti gli impianti, nel 1924 iniziò la produzione della pellicola cinematografica. Nel 1932 la FILM firmò un’intesa con la ditta Cappelli di Milano, produttrice di lastre fotografiche in vetro, a costituire la Ferrania fabbriche riunite prodotti fotografici FILM e Cappelli.

La nostra industria divenne ben presto la più importante nel ramo in Italia, dimostrandosi     all’altezza della concorrenza delle grandi Case Kodak e Agfa. La produzione abbracciò i campi della fotografia, della radiografia, delle arti grafiche e soprattutto del cinema, intrecciandosi fino agli anni ’70 con la grande stagione del cinema italiano.

Ormai gli insediamenti produttivi costituivano una vera e propria città insieme al villaggio residenziale, al dopolavoro e ad altri servizi per le maestranze.

Dal 1947 alla pellicola in bianco e nero venne affiancata la prima pellicola invertibile a colori, la Ferraniacolor, della sensibilità allora di 12 ASA, poi aumentata a 15. Nel campo del negativo bianco e nero spicca l’ottima pancromatica P30 (80 ASA). Nel contempo Ferrania produsse anche nastri magnetici.

Negli anni ’50 il personale contava circa 4000 addetti.

Pubblicità della pellicola Ferrania P30 PANCRO FILM.

La cessione alla 3M

Nel 1964 la Ferrania venne ceduta al gruppo multinazionale statunitense 3M (già Minnesota Mining & Manifacturing), che aggiunse la sua sigla al marchio d’origine a formare la Ferrania 3M. Vennero promosse la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti per mantenere la posizione di concorrenza nel settore. Il personale arrivò a circa 5000 unità. Nel 1971 il marchio “Ferrania” scomparve e tutti i prodotti da allora uscirono come 3M Italia, marchio Scotch. Dagli anni ’70 3M scelse di concentrare l’attività ferraniense soprattutto nel settore della diagnostica medica per immagini.

Le ultime vicende

Dalla fine degli anni ‘80 la competitività dell’azienda risentì progressivamente dell’avvento della tecnologia digitale. Il gruppo 3M nel 1996 conferì l’azienda alla neocostituita divisione di 3M Imation. Con questo marchio lo stabilimento di Ferrania continuò la produzione fino a che nel 1999 Imation venne acquistata da Schroeder Ventures e da questa rinominata Ferrania Imaging Technologies; la produzione continuò con la pellicola a colori sotto il nuovo marchio Solaris. Ma ormai era tardi per far fronte alla concorrenza del digitale e l’azienda subì il fallimento nel 2003. Ulteriori tentativi di continuare la produzione di prodotti fotografici o di riconvertire gli impianti per altre attività produttive non ebbero, nella sostanza, successo. La produzione di materiale fotografico fu fermata nel 2009.

Il ritorno della P30

Nel 2013 venne fondata, da Nicola Baldini e Marco Pagni, una startup con l’obiettivo di riavviare una produzione di alta qualità e su piccola scala di pellicola fotografica riusando una parte delle originarie attrezzature. Il primo prodotto ad essere presentato è una riedizione della storica e affermata Ferrania Pancro P30.

Ferrania P30 PANCHRO FILM 80 ASA – Scatola del lotto n. 59 del 4 luglio 2019. Nella prima versione del 2017 era presente la scritta ALPHA trattandosi di una emulsione in fase di test.

Gli apparecchi fotografici Ferrania

Ferrania scelse fin dall’inizio di affiancare alla produzione di pellicola la commercializzazione di apparecchi fotografici. All’inizio e fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale si trattò di apparecchi relativamente semplici e di formati grande (120) o medio (127), dapprima costruiti da una società fiorentina (la FIAMMA) già acquisita dalla Cappelli; in seguito parte dello stabilimento Cappelli di Milano venne riorganizzato per costruire apparecchi in proprio.

Dal 1946 comincia la collaborazione con le Officine Galileo di Firenze, società con grande esperienza nei campi dell’ottica e della meccanica di precisione. Ferrania così comincia a realizzare apparecchi anche per il formato 135. La produzione viene ripartita tra Firenze e Milano e uno dei prodotti di spicco di quell’epoca è la fotocamera a telemetro Condor di formato 135, più volte perfezionata. Nei formati maggiori le fotocamere si manterranno relativamente semplici nella meccanica e nell’ottica, ma curiosamente subiranno una gradevole elaborazione nello stile, ispirato a correnti artistiche dell’epoca: è il caso dei numerosi modelli Ibis e della successiva, popolarissima Eura (che fu il primo apparecchio fotografico dello scrivente).

Dalla metà degli anni ‘50 viene meno il sodalizio con le Officine Galileo ed i nostri apparecchi cominciano ad essere equipaggiati con obiettivi dapprima targati Ferrania, poi dichiaratamente di origine tedesca (Steinheil, attiva a München) come nel caso dei modelli Lince, Zephir ed Electa.

Ma con l’affermarsi nel settore semiprofessionale degli apparecchi reflex e con l’arrivo della temibile concorrenza giapponese la nuova proprietà 3M attuò un deciso cambio di rotta: la produzione di apparecchi fotografici si ridusse quasi esclusivamente al nuovo, popolare formato 126 (Instamatic, ideato da Kodak) con gli apparecchi Euramatic, Veramatic ed altri. Da parte di 3M vi fu ancora l’iniziativa di commercializzare con ilbrandFerrania-3M apparecchi formato 135 di produzione in gran parte tedesca (Dacora). Ma a metà degli anni ’70 tutto ciò era finito.

La rivista “Ferrania

Dal 1947 al 1967 venne pubblicata questa rivista mensile che trattava fotografia, cinema e arti figurative e che precorse, nel campo fotografico, le popolari riviste che videro la luce negli anni ‘70 e ‘80. Ebbe un sostegno aziendale sempre molto forte e vi pubblicarono artisti di chiara fama, compresi i giovani che diventeranno i grandi maestri della fotografia italiana: Roiter, De Biasi, Donzelli, Lucas, Colombo, Berengo Gardin ed altri. In tal modo venne ad essere, più che una rivista aziendale, un vero e proprio periodico di cultura visiva.

Pubblicità Ferrania.

Un ringraziamento per la collaborazione all’amico dott. Roberto Bracco, fisico allo stabilimento di Ferrania negli anni ’90”. Carlo Tagliafico

Un termometro pubblicitario della Ferrania – Fotografia di Carlo Tagliafico

Pubblicato da Silvio Incocciati

Amministratore del Blog PentaExperience

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