La fotografia in bianco e nero

Il mondo è a colori, ma la realtà è in bianco e nero.

— Wim Wenders.

Workshop Fotografia Argentica di Gerardo Bonomo.
Sacrofano, Roma. 17 e 18 maggio 2019
di Gerardo Bonomo

La Fotografia, la fotografia.
Calcolando che le prime incisioni rupestri, ovvero le prime “riproduzioni” della realtà risalgono a oltre diecimila anni fa, la Fotografia, intesa come sistema per riprodurre – o interpretare la realtà, occupa appena il 2% dell’intera storia dell’arte di illustrare la realtà.
Un sistema, giovane, neonato, nato a metà dell’800 e che da pochi anni ha subito una trasformazione incredibile, con l’avvento del digitale. E sempre pensando ai diecimila anni, la scoperta e l’evoluzione della fotografia digitale occupa uno spazio temporale ancora più ridotto.
Dopo una prima vera e propria “abbuffata” di digitale, intesa sia come acquisto di nuove fotocamere che di fotografia digitale, già da diverso tempo si sta assistendo a un affiancamento, in alcuni casi a un ritorno completo alla fotografia argentica.
E sono state per prime le nuove generazioni, nate in pieno digitale, che hanno cominciato a guardare al passato, a sistemi come Polaroid e al contempo alla fotografia argentica tradizionale, su pellicola negativa, tanto a colori che in bianco e nero.
E’ nato sotto questo spirito l’idea del workshop sulla Fotografia Argentica che si è tenuto lo scorso maggio a Sacrofano, promosso da Pentaexperience, un gruppo di appassionati di fotografia che hanno voluto confrontarsi, verificare, imparare di nuovo cosa significa oggi fotografare in argentico, e per di più in bianco e nero.
Gerardo Bonomo, giornalista, ma soprattutto appassionato di fotografai argentica bianco e nero da oltre 45 anni ha cercato – e forse riuscito… !!!! – nei due giorni del workshop, non solo a spiegare le tecniche di base della ripresa e dello sviluppo argentico ma a far nuovamente innamorare i partecipanti a questa disciplina fotografica che se per qualche tempo è stata “ velata” dal digitale, oggi è tornata più pre – potente che mai.
Merita spendere anche due parole sulla location. Cosa c’è di meglio di un workshop lungo le meraviglie della Città Eterna? ma al contempo cosa c’è di meglio di lasciarsi la Città Eterna alle spalle, anche solo di una ventina di chilometri e di immergersi nel silenzio e nella quiete di una delle tante straordinarie località che circondano Roma, purtroppo – e in un certo senso per fortuna – lontane dalle classiche mete turistiche?
E così la scelta è caduta sulla Fraterna Domus un luogo che oltre essere dotato di perfette strutture di ricettività è al contempo un posto di meditazione, pace, tranquillità, un luogo “slow” come si direbbe adesso, che si è adattato perfettamente alle esigenze del workshop: fotografare sì, ma in una zona fotogenica da un lato, ma tranquilla dall’altro.
Il workshop è iniziato il venerdì sera con una breve conferenza in cui Gerardo Bonomo ha rapidamente sunteggiato la storia della fotografia, appunto dai primi graffiti ai primi tentativi chimici di fissare le immagini nell’800, fino alla nascita della pellicola fotografica, ovvero della possibilità data a tutti di fissare l’attimo, anche in modo piuttosto semplice da un punto di vista tecnologico, ma “quasi” a prova d’errore e di scarse conoscenze tecnologiche.
La serata è terminata con una cena a base di pajata – tipico piatto romano – in una trattoria a conduzione famigliare – ci si sentiva proprio a casa e con una straordinaria crostata a base di marmellata di visciole, sempre nel più puro spirito della tradizione romana.
Una luna straordinaria illumina le campagne, buon segno per il vero e proprio workshop del giorno successivo, ma la domenica ad accogliere i partecipanti c’è un tempo bigio, piovoso, per nulla d’aiuto per una sessione di fotografia argentica. Bonomo entra nel vivo dell’argomento: le varie pellicole attualmente disponibili sul mercato, l’aspettativa di vita della fotografia argentica, dove di fatto non vengono più prodotti nè ingranditori nè fotocamere, ma al contempo ne sono stati venduti talmente tanti esemplari nei tempi d’oro, anzi, d’argento, che il materiale è sempre reperibile, certo, usato, ma spesso in buone condizioni, e facilmente riparabile da numerosi laboratori specializzati che ancora lavorano in Italia, per ricondizionare o assistere fotocamere usate che hanno bisogno di essere rimesse “in riga”.
Poi, ecco il miracolo: il cielo comincia ad aprirsi, si fanno largo squarci di sereno lungo cui transitano banchi di nuvole minacciose quanto inoffensive, insomma, il cielo ideale proprio per la fotografia di paesaggio in bianco e nero. La Fraterna Domus si erge circondata da colline naturali e coltivate che i transiti di nuvole e le esplosioni di sole trasformano ad ogni istante in soggetti meravigliosi, che mutano talmente rapidamente da diventare spesso inafferrabili. Anche la chiesa circolare della Fraterna Domus è un soggetto ambito, un’architettura particolare all’interno del quale un silenzio assoluto stimola sia la contemplazione che gli scatti fotografici.
I rullini sono ormai esposti; si fa già l’ora di pranzo e poi si entra nel clou della giornata: lo sviluppo in due tornate dei dieci rulli dei dieci partecipanti, tutte straordinarie pellicole Rollei Superpan 200, che oltre a possedere una straordinaria gamma tonale, hanno anche l’enorme vantaggio di asciugate a temperatura ambiente in poche decine di minuti. Con una tank in grado di ospitare cinque rulli contemporaneamente, Bonomo effettua le due tornate di trattamento, prebagno di un minuto, a seguire ben 13 minuti di sviluppo in una straordinaria chimica dell’italiana Bellini, l’Hydrofen, con una diluizione 1+31 che permette da un lato di minimizzare la grana, dall’altro di aumentare in modo incredibile la gamma tonale. A seguire il minuto di arresto, i sette minuti di fissaggio, il lavaggio finale, il passaggio dei negativi in acqua deputata a cui è stato aggiunto il proverbiale imbibente e la spasmodica attesa dell’asciugatura. I rullini sono venuti perfettamente, correttamente esposti e correttamente sviluppati. Non c’è naturalmente il tempo nè le condizioni per stampare, quindi Bonomo, utilizzando una Nikon D5600 armata con un Micro Nikkor 60mm g, un piano luminoso e un sistema per bloccare la fotocamera perfettamente parallela al piano luminoso, realizza delle riproduzioni digitali di tutti i fotogrammi con una risoluzione di ben 6000 x 4000 pixel. Non è certo il risultato di una stampa ai sali d’argento, ma tutti i partecipanti, a fine giornata, possono portarsi a casa tanto i loro rulli sviluppati che queste riproduzioni che permetteranno loro, pur in digitale, di farsi un’idea precisa del lavoro della giornata, in attesa, si spera, di qualche bella stampa. Tutti felici e al contempo tutti esausti, la giornata non ha mai segnato il passo e nulla è prevedibile che riesca perfettamente con dieci allievi che si cimentano con dieci rulli da sviluppare in tempo reale. Ma, davvero, nulla è andato storto.

Estratto video del Workshop a cura di Gerardo Bonomo organizzato a Fraterna Domus in Sacrofano (Rm) il 17-18 maggio 2019. Riprese ed editing Marina Amato.


Bonomo conclude sapendo che non sarà facile per molti dei partecipanti arrivare alla stampa finale realizzato con un proprio ingranditore, ma al contempo esistono ancora fior di stampatori in tutta Italia. E poi, il dado è tratto, il rullino è stato impressionato e sviluppato, non sarà oggi, non sarà domani, sarà comunque una base autenticamente argentica per stampe autenticamente argentiche.
La, anzi, le due giornate sono terminate con la soddisfazioni di tutti.
Gerardo Bonomo, su questo è stato perentorio, ci ha tenuto moltissimo – che in chiusura a questo breve articolo, questa cronaca di un evento voluto dalla determinazione, fatica e tenacia di molti degli iscritti al Club Fotografico PENTA Experience, che sicuramente avrà un seguito, e si ripeterà, venissero riportate le parole di uno degli iscritti – pur rimanendo anonimo – in merito all’evento e alla figura stessa di Gerardo Bonomo. Che dalla sua ha una cosa certa: ama incondizionatamente la FOTOGRAFIA ARGENTICA.
“ “….. che proprio non riesco a tenermi dentro.
Mi sono posto il problema se quanto sto per scrivere possa essere interpretato come esagerazione o, peggio, sterile adulazione, ma, essendo certo della coscienza e consapevolezza di se di Gerardo, oso esprimermi secondo il mio pensiero.
Amabile, empatico, autoironico.
Arguto, umile, attento, amorevole.
Forte, generoso, disponibile.
Sincero, esperto, rispettoso.
Comunicativo, sorridente, determinato, perseverante e capace di sacrificarsi per sostenere coloro ai quali si rivolge per far crescere le loro potenzialità e incoraggiarli a raggiungere gli obbiettivi che si pongono.
Appassionato ed entusiasta di ciò che propone, è coinvolgente stimolante ed abile gestore delle dinamiche di aula.
Potrei tentare di dire molto ancora ma, in questo momento, non trovo altre parole per definire meglio l’esperienza vissuta ieri e mi spiace non aver sufficiente conoscenza di Gerardo per potergli dire anche qualcosa di se che, essendo convinto lui sia umano, possa aiutarlo a crescere e migliorare ancora.
D’altra parte sono sicuro che, una persona del suo genere, perseverante anche nella volontà di incontrare i suoi simili nell’ambito di un settore non facile qual è quello della fotografia amatoriale e professionale, abbia ben presenti gli aspetti di se sui quali lavorare.
Ho cercato di porre in luce i motivi della mia gratitudine per Gerardo ed anche per coloro i quali, intorno a me, conoscendo i problemi e la necessità di riposo che caratterizzano questo periodo della mia vita, mi hanno spinto a trascorrere una piacevolissima giornata di grande soddisfazione in compagnia di belle persone e della più minima delle mie fotocamere (non ho avuto tempo di cercare una delle “più grandi”).
Grazie a tutti e speriamo a presto rivederci per crescere ancora insieme. Ciao “

La fotografia in bianco e nero – fotografare a pellicola nel terzo millennio. 17 e 18 maggio 2019. La locandina del workshop.

Pubblicato da Silvio Incocciati

Amministratore del Blog PentaExperience

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